“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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“Chiamami col tuo nome”


“Chiamami col tuo nome” è un film d’amore superbo e struggente, un film che racconta senza malizia e senza retorica le pulsioni erotiche e sentimentali della giovinezza. La vicenda è quella narrata nel romanzo omonimo di André Aciman: l’incontro tra due ragazzi, l’iniziale confusione, l’attrazione, la paura, l’ambivalenza e poi il coraggio di scoprire l’innamoramento e, attraverso questo, svelare se stessi.

Per le vacanze estive la famiglia colta e cosmopolita di Elio Perlman, 17 enne, si trasferisce in una villa tra i boschi e i laghi del nord Italia e, ogni anno, ospita una studente straniero. Così nella cornice di musica, poesie, tuffi e cene tra amici dei Perlman arriva Oliver, un americano di 24 anni appassionato di filologia.

Questa presenza turba il fragile e solitario universo di Elio, un adolescente che suona Bach e legge versi per lenire un’inquietudine dolorosa acuita dalle afose vacanze tra gli alberi: il pulsare ormai irreprimibile dell’erotismo come primo vagito dell’amore e della vita che lo anima.

Con maestria e dolcezza, il regista Luca Guadagnino accompagna lo spettatore nel mondo incantato e sonnolento della villa e dei dintorni in cui Elio e Oliver si avvicinano, si evitano, si inseguono e si perdono in nome del loro amore.

Sembra non accada nulla in un posto dove tutti riposano, disquisiscono amabilmente di cinema e di politica, fumano sigarette e bevono vino. Invece, per Elio e Oliver accade tutto: il baci, il sesso, l’innamoramento. Eppure tutto è follemente perfetto, non sporca la cornice e il quadro in cui scoprono di amarsi. Il loro amore è in armonia col resto del mondo, ma gli unici a non saperlo sono loro.

Vivono angosciosamente la loro attrazione, si uniscono in sottaciuta vergogna, si respingono. Non si accorgono sino in fondo che il loro amore è nel mondo e del mondo, che il loro legame ha lo stesso valore degli altri amori, così lo nascondono agli altri come fosse un vizio, un’aberrazione per gli altri. Lo vivono da soli, loro e i loro nomi, che si scambiano come segno di unicità e di eterna appartenenza reciproca.

Poi le cose vanno come devono andare, perché i primi amori di ognuno di noi finiscono e lasciano il segno indelebile dell’iniziazione all’età adulta. A questa legge non fa eccezione la relazione sacrale e segreta dei ragazzi come Elio e Oliver, perché sono pari a tutti gli altri anche se loro lo ignorano e si nascondono.

Con maestria, eleganza e sensibilità Luca Guadagnino consegna al pubblico un messaggio profondissimo sul valore delle emozioni, dei sentimenti e della naturalità dell’amore, e introduce il grande pubblico, senza colpi di scena, al tema dell’amore dei genitori per i figli.

L’amore familiare è il nucleo del film, infatti. E lo si capisce alla fine. Non aggiungo elementi, la bellezza di “Chiamami col tuo nome” deve essere apprezzata al cinema. Scrivo soltanto che la pellicola contiene l’invito a vivere tutte le emozioni, tutte. Insegna che nell’unica vita e nell’unico corpo di cui disponiamo dobbiamo apprendere da ogni amore, senza fuggire, senza temere il dolore, né il piacere. E che i genitori hanno il compito di tramandare questa legge. E che ci sono genitori capaci di farlo, come il padre e la madre di Elio.

Candidato a quattro premi Oscar, questo film lascerà un segno tra infinite polemiche, e sarà di immenso aiuto a tutti. Ragazzi, ragazze, padri e madri, insegnanti e psicologi.

Enrico Maria Secci, Blog Therapy

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