“La saggezza è lasciar crescere ciò che nasce,
gustare ciò che è maturo
e lasciar perdere ciò che è morto.”
[Keshavjee S.]

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Alberto Stasi: l’estetica dell’assassino

Alberto Stasi_Fonte: web http://www.romagnaoggi.it/

Come già accaduto nel caso di Cogne, l’assassinio di Chiara Poggi ha scatenato nei mass media un ininterrotto safari fotografico. Le immagini della vittima e quelle dell’unico indagato, Alberto Stasi, imperversano sul video, sui giornali e sul web, trasformate in icone inquietanti, in simboli di mistero.

Tutti hanno espresso un’opinione sulla posizione di Alberto. Tutti ne hanno una, ma fino a prova contraria, il ragazzo è innocente. Quello che colpisce è la selezione mediatica delle immagini che raccontanto la storia e i suoi protagonisti, una selezione che rappresenta quasi senza eccezioni il presunto assassino in atteggiamenti equivoci e tetri. Esiste, insomma, una sorta di estetica dell’assassino composta da regole forse inconsapevoli applicate con inesorabile efficacia all’immagine di chi viene designato come probabile colpevole.
L’estetica dell’assassino è costituita da precise posture, espressioni, sguardi, posizioni del corpo che, da un punto di vista comunicativo, danno un’impressione di ambiguità e sgradevolezza all’osservatore. Nella comunicazione, ben il 55% del messaggio che un interlocutore recipisce è veicolato dal linguaggio non-verbale, il linguaggio del corpo. Così, per rappresentare in modo credibile un assassino bisogna ritrarlo mentre assume posture lateralizzate, lo sguardo mai diretto all’obiettivo, le pupille strette, la schiena lievemente ricurva. Queste caratteristica farebbero sembrare chiunque un enigmatico criminale. Di Alberto Stasi abbiamo solo immagini di questo tipo, che insistono sugli schermi e sulla carta stampata come stralci sussurrati di sentenze già pronunciate, come irrevocabili elementi di una scelta narrativa già delineata, che gli riserva il ruolo del colpevole.
Al di là della verità su Garlasco, assistiamo nuovamente a un’operazione di influenzamento (inconsapevole?) massiccio dell’opinione pubblica finalizzato alla creazione di storie vendibili, senza alcun rispetto per i loro protagonisti.

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